Per sanificare le linee di confezionamento e le banchine del magazzino ortofrutticolo devi usare solo biocidi autorizzati PT4. Se usi un igienizzante generico rischi fino a 50.000 euro di sanzione. Il tempo di contatto va rispettato al secondo. Una app su AppSheet guida l’operatore con timer, dosaggi e prova di risciacquo ATP.


Le 3 di mattina. La squadra di pulizia ha finito il turno. Le calibratrici sono lavate, i nastri sgrassati, le banchine risciacquate. Sul registro cartaceo c’è scritto “sanificazione eseguita ore 02:30.”

Ma con cosa? Il flacone sotto il lavandino dice “igienizzante multiuso.” Non è un biocida PT4. Non ha l’autorizzazione ECHA. Non è registrato per il contatto alimentare.

Se domani l’auditor BRCGS chiede la scheda tecnica di quel prodotto e legge “uso civile”, hai una non conformità grave. Se l’ispettore ASL trova residui chimici sulla frutta, hai un problema penale. Se il buyer della GDO scopre che usi prodotti non a norma, perdi la fornitura.

PT4: l’unica categoria che puoi usare

Il Regolamento UE 528/2012, chiamato BPR, classifica i biocidi in 22 categorie. Ogni categoria ha un uso specifico. Per le superfici a contatto con gli alimenti, la categoria è la PT4.

In pratica: il disinfettante che spruzzi sulla calibratrice, sul nastro trasportatore, sulle casse di plastica e sugli evaporatori delle celle deve essere registrato come biocida PT4 presso l’ECHA e il Ministero della Salute.

Non puoi usare un PT2 (igiene domestica). Non puoi usare un PT3 (igiene veterinaria). Non puoi usare un igienizzante generico da supermercato. Solo PT4.

Quindi, la prima cosa da fare è controllare l’etichetta di ogni prodotto chimico che usi in banchina. Se non c’è scritto PT4 o “Biocida autorizzato per il settore alimentare”, quel prodotto non può stare nel tuo magazzino.

Le sanzioni: fino a 50.000 euro

Il D.Lgs. 179/2021 ha fissato le sanzioni per le violazioni del BPR in Italia.

L’Art. 3, comma 1, punisce l’uso di biocidi non autorizzati o non conformi con una sanzione da 10.000 a 50.000 euro per ogni formulato. Non per ogni utilizzo. Per ogni prodotto che hai nel magazzino senza autorizzazione.

L’Art. 12 punisce l’inosservanza delle condizioni d’uso, dei dosaggi e dei tempi di contatto indicati in etichetta con una sanzione da 1.000 a 10.000 euro.

In più, se il piano di sanificazione HACCP risulta carente, scatta anche l’Art. 6, comma 8, del D.Lgs. 193/2007: da 1.000 a 6.000 euro.

Di conseguenza, le sanzioni si sommano. Prodotto sbagliato più dosaggio sbagliato più piano HACCP carente: tre contestazioni in una sola ispezione.

Il tempo di contatto: il minuto che nessuno rispetta

Ogni biocida PT4 ha un tempo di contatto minimo scritto nella scheda tecnica. Può essere 5 minuti, 10, 15. È il tempo che il prodotto deve restare sulla superficie per uccidere i batteri.

Se l’operatore spruzza il disinfettante e risciacqua dopo 2 minuti perché ha fretta, la sanificazione non è avvenuta. I batteri sono ancora lì. Il registro dice “sanificato” ma la superficie non lo è.

L’auditor BRCGS o IFS Food lo sa. Quando chiede “quale tempo di contatto applicate?” e l’operatore dice “boh, un po’”, la non conformità è scritta.

Per questo serve un timer. Non mentale. Fisico. Un conto alla rovescia che parte quando il prodotto viene applicato e che suona quando il tempo è scaduto. Solo allora si può risciacquare.

La prova di risciacquo: il test che chiude il cerchio

Dopo il risciacquo con acqua potabile, devi dimostrare che non ci sono residui chimici e che la superficie è pulita.

Il test più usato è la bioluminescenza ATP. Con un tampone rapido passi sulla superficie, lo inserisci nel luminometro e leggi il valore in RLU (unità relative di luce). Sotto una certa soglia (per esempio 30 RLU), la superficie è igienicamente conforme. Sopra, devi ripetere il lavaggio.

In alternativa, le strisce reattive misurano la concentrazione residua del disinfettante. Se usi cloro, la striscia ti dice quanti ppm sono rimasti dopo il risciacquo.

Senza questa prova, non hai la certezza che il risciacquo sia stato sufficiente. E se il residuo chimico finisce sulla frutta, scatta la contestazione per contaminazione chimica.

Quattro fasi, nessuna scorciatoia

La sanificazione corretta ha quattro fasi. Saltarne una è come non averla fatta.

Prima fase: rimozione dello sporco grossolano. Terra, foglie, succo zuccherino. Con acqua calda e azione meccanica. Se salti questa fase, il disinfettante non raggiunge la superficie perché lo sporco fa da barriera.

Seconda fase: detergente e disincrostante. Per togliere il film grasso e le incrostazioni calcaree. Le spazzole della calibratrice accumulano zuccheri che induriscono. Il detergente li scioglie.

Terza fase: applicazione del biocida PT4 alla concentrazione prescritta. E rispetto del tempo di contatto. Non un minuto in meno.

Quarta fase: risciacquo abbondante con acqua potabile e prova ATP o striscia reattiva. Il cerchio si chiude solo con la prova.

Dove si annida il problema

Nel magazzino ortofrutticolo i punti critici non sono solo le calibratrici. Sono anche gli evaporatori delle celle frigorifere.

La condensa che si forma sulle alette degli evaporatori crea un ambiente umido e fresco. Perfetto per la Listeria. Se non sanifichi gli evaporatori periodicamente, il biofilm cresce e contamina l’aria della cella. Ogni bancale che entra si espone.

Le casse in plastica riutilizzabili sono un altro punto cieco. Tornano dal cliente, passano nella lavatrice, escono “pulite.” Ma se la lavatrice non usa un biocida PT4 alla giusta concentrazione, le casse portano con sé i batteri del viaggio precedente.

I nastri di gomma delle linee di selezione accumulano succo di frutta nelle giunture. Dopo qualche giorno senza sanificazione profonda, il biofilm è visibile a occhio nudo.

Biocide-PT4Sanitizer: il registro su AppSheet

L’app Biocide-PT4Sanitizer su AppSheet guida l’operatore dalla prima spruzzata alla prova finale.

Ogni punto di sanificazione ha un QR-code. L’operatore lo scansiona con il tablet. L’app mostra la procedura specifica per quel punto: quale biocida usare, a quale concentrazione, per quanto tempo.

Il catalogo dei biocidi è integrato nell’app. Solo prodotti PT4 autorizzati e approvati dall’azienda. L’operatore seleziona il prodotto e l’app imposta automaticamente dosaggio e timer.

Il timer è bloccante. Finché non scade il tempo di contatto, l’app non permette di registrare il risciacquo. Niente scorciatoie.

Dopo il risciacquo, l’operatore registra il valore ATP del luminometro. Se supera la soglia, l’app chiede di ripetere. Se è sotto, segna conforme e genera il registro.

Il registro delle sanificazioni in PDF è pronto per l’auditor BRCGS, per l’ispettore ASL, per il buyer della GDO. Date, orari, prodotti usati, tempi di contatto, valori ATP, firme degli operatori.

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Il flacone sotto il lavandino

Se il disinfettante che usi in banchina non ha scritto PT4 sull’etichetta, hai un problema. Non domani. Adesso.

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Fonti

FreshLogic — Audit interno ISO 22000 magazzino ortofrutticolo: checklist AppSheet

FreshLogic — Non conformità biologico Reg. UE 2018/848: quarantena lotto magazzino AppSheet

FreshLogic — Regolamento UE 2023/915: contaminanti nitrati ortofrutta AppSheet

EUR-Lex — Regolamento UE 528/2012 BPR, prodotti biocidi: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32012R0528

Normattiva — D.Lgs. 2 novembre 2021, n. 179, sanzioni BPR: https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2021-11-02;179

ECHA — Registro europeo prodotti biocidi autorizzati, categoria PT4: https://echa.europa.eu/it/information-on-chemicals/biocidal-products

FAQ
Quali disinfettanti posso usare sulle macchine di confezionamento ortofrutticolo?

Solo biocidi autorizzati nella categoria PT4 del Regolamento UE 528/2012. Devono avere l’autorizzazione ECHA e del Ministero della Salute per l’uso nel settore alimentare. Gli igienizzanti generici o i biocidi di altre categorie non sono conformi.

Cosa rischio se uso un disinfettante non autorizzato BPR in banchina?

L’Art. 3 del D.Lgs. 179/2021 prevede una sanzione da 10.000 a 50.000 euro per ogni prodotto non autorizzato. In più, se il residuo chimico contamina la frutta, scatta la contestazione penale per contaminazione alimentare.

Perché il tempo di contatto del biocida è così importante?

Perché se risciacqui prima che il tempo sia scaduto, i batteri non vengono eliminati. La superficie risulta “lavata” ma non sanificata. L’auditor BRCGS o IFS lo contesta come non conformità nell’applicazione del piano HACCP.

Cos’è il test ATP e a cosa serve dopo il risciacquo?

È un test rapido di bioluminescenza che misura la quantità di materia organica residua sulla superficie dopo il risciacquo. Il valore si legge in RLU. Sotto una soglia stabilita la superficie è conforme. Sopra, devi ripetere il lavaggio. È la prova che la sanificazione è stata efficace.

Dove si annidano i batteri nel magazzino ortofrutticolo?

Nei biofilm sulle alette degli evaporatori delle celle frigorifere, nelle giunture dei nastri di gomma delle calibratrici, nelle casse in plastica riutilizzabili non lavate correttamente e sulle spazzole delle selezionatrici. Tutti punti dove umidità e residui organici creano l’ambiente ideale per Listeria e Botrytis.


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2 risposte a “Reg. UE 528/2012 BPR: Biocidi PT4 e Sanificazione Banchine Ortofrutta con AppSheet”

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