
Le 3 di mattina. La cella è piena. I camion sono pronti. Il personale — quello che c’è — lavora da ore. Non ho trovato l’operatore che mi serviva per il turno di oggi. Non è la prima volta questo mese. Non sarà l’ultima.
Il 16 aprile 2026, alla 77ª Assemblea annuale di Fruitimprese a Roma, il presidente Marco Salvi ha detto quello che chi lavora in campagna o in magazzino sa già da anni: “Le aziende agricole non trovano più personale esperto né giovani da formare. C’è un buco di almeno 100.000 lavoratori.” Lo ha detto davanti al Ministro Lollobrigida, alle organizzazioni professionali, ai sindacati. Non come sfogo privato — come dato strutturale su cui il settore deve costruire una risposta.
Lo sfondo è un paradosso: l’ortofrutta italiana corre sui mercati internazionali e segna nel 2025 un nuovo massimo storico — e al tempo stesso rischia di non poter reggere i volumi che quei mercati richiedono perché non trova le persone per raccogliere, lavorare e spedire il prodotto.
Il Record che Nasconde la Frattura
Il 2025 si è chiuso con un nuovo record per le esportazioni di ortofrutta fresca: 6,7 miliardi di euro, in crescita dell’11% sul 2024, con volumi vicini ai 4 milioni di tonnellate (+8,1%). Le mele hanno superato quota 1 milione di tonnellate esportate per oltre 1,1 miliardi di euro — un primato storico. Kiwi e uva da tavola hanno confermato risultati importanti.
Eppure, come ha sottolineato Paolo Bruni, presidente di CSO Italy, in dieci anni a parità di ettari sono andate perse 1,3 milioni di tonnellate di produzione — segno che il cambiamento climatico e le fitopatie stanno erodendo la base produttiva anche mentre l’export cresce. E su questa base produttiva già sotto pressione si abbatte la carenza di manodopera — il fattore che, più di ogni altro, rischia di trasformare il record del 2025 in un picco irripetibile piuttosto che nel punto di partenza di una traiettoria di crescita.
La Natura del Problema: Non Solo Quantitativa
L’allarme di Salvi non riguarda solo i numeri — mancano 100mila persone — ma la qualità delle persone che mancano. “Negli ultimi anni si è venuto a creare un vero e proprio buco negli organici delle aziende agricole che non hanno più trovato maestranze esperte, né personale da formare disposto a intraprendere questo lavoro.”
È un problema a due livelli. Il primo è il personale stagionale per la raccolta — braccianti e operai agricoli che servono nelle settimane di punta della campagna. Questo è il problema che si vede di più, perché quando mancano le braccia in campo il prodotto resta sull’albero o arriva alla piattaforma fuori tempo. Il secondo, più insidioso, è la progressiva perdita di maestranze specializzate — potatori, innestatori, operatori di linea qualificati, tecnici di magazzino con esperienza — che richiedono anni di formazione e che, una volta persi, non si rimpiazzano in una stagione.
Le aziende, come ha sottolineato Salvi, sono costrette spesso a rinunciare a investimenti di nuovi frutteti o serre non perché manchino i capitali, ma perché non hanno chi li possa gestire. È una forma di contrazione silenziosa della base produttiva che non appare nelle statistiche dell’export — che anzi continuano a crescere — ma che si accumula come una fragilità strutturale destinata a manifestarsi nei prossimi anni.
Le Cause: Decreto Flussi, Disoccupazione Agricola e Giovani Lontani dai Campi
Salvi ha identificato tre cause principali che si combinano in modo devastante.
La prima è il decreto flussi. Pur migliorato nelle ultime versioni, genera ancora una discrepanza temporale critica tra la richiesta del datore di lavoro e l’effettivo arrivo del lavoratore in Italia. Il risultato è che si stima ci siano oggi decine di migliaia di persone nel paese con il permesso di soggiorno scaduto o in scadenza che, per problemi burocratici, non possono accedere a un posto di lavoro — un paradosso in cui chi vuole lavorare non può e chi ha bisogno di lavoratori non riesce ad assumerli regolarmente.
La seconda è il sistema della disoccupazione agricola, che, come ha evidenziato la rappresentante della FLAI-CGIL Silvia Guaraldi, disincentiva la continuità lavorativa spingendo molti lavoratori a limitare il numero di giornate lavorate per mantenere l’accesso alle indennità. Un meccanismo pensato per tutelare i lavoratori stagionali che di fatto riduce la disponibilità effettiva di manodopera proprio nelle settimane di punta della raccolta.
La terza è la difficoltà nel coinvolgere i giovani italiani. Le iniziative per avvicinare i giovani al settore sono da lodare, ma oggi non bastano — il lavoro agricolo richiede fatica fisica, orari irregolari e spesso condizioni climatiche difficili, in competizione con offerte di lavoro in altri settori che sembrano più accessibili e meno impegnativi, soprattutto per chi non ha radici nell’agricoltura.
Le Soluzioni in Campo: Uzbekistan, Automazione, Contratti di Filiera
Fruitimprese non si è limitata a descrivere il problema. Salvi ha presentato l’accordo siglato con le autorità dell’Uzbekistan durante una missione organizzata dal MASAF, per l’arrivo di un primo contingente di 50 lavoratori in Italia — un passo positivo, ha riconosciuto, ma che copre lo 0,05% del fabbisogno dichiarato di 100mila persone.
Sul fronte dell’automazione, l’assemblea ha riconosciuto che restano aperte le prospettive tecnologiche — robotica per raccolta, selezione automatica, sistemi di carico e scarico — ma con un limite chiaro: l’automazione richiede investimenti significativi, tempi di adozione lunghi, e non risolve il problema nel breve periodo. Roberto Caponi di Confagricoltura ha parlato di “cicli biologici irrinunciabili” — ci sono fasi della raccolta e della lavorazione in cui la tecnologia non riesce ancora a sostituire l’intervento umano con la stessa efficienza.
Il collegamento con i contratti di filiera — di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente su Fdai — è qui che emerge con chiarezza: le filiere organizzate, con impegni di acquisto anticipati e prezzi concordati, permettono alle aziende di pianificare la propria stagione con più certezza. Questa certezza è la precondizione per investire in manodopera con continuità, formare personale nel tempo e costruire un rapporto di lavoro stabile invece di dipendere da contingenti stagionali di cui non si conosce la disponibilità fino a pochi giorni prima della raccolta.
Cosa Significa per Chi Lavora in Magazzino
Per chi gestisce un magazzino ortofrutticolo, la carenza di manodopera non è solo un problema dei produttori a monte — è una variabile che impatta direttamente sulla disponibilità di prodotto, sulle qualità disponibili e sui prezzi nei momenti di picco della stagione.
Quando un produttore non trova personale per raccogliere, il prodotto arriva in magazzino in ritardo, in qualità inferiore o non arriva affatto. Quando arriva tutto insieme perché la raccolta viene concentrata per sopperire alla mancanza di personale nelle settimane precedenti, i volumi si concentrano e i prezzi scendono. Quando non arriva perché il produttore ha rinunciato all’investimento nel nuovo frutteto, la disponibilità strutturale si riduce per gli anni successivi.
Monitorare la situazione della manodopera nelle principali aree di produzione delle referenze che si trattano — mele in Trentino-Alto Adige, pesche in Emilia-Romagna, agrumi in Sicilia — è un’informazione operativa utile quanto il prezzo BMTI della settimana: permette di anticipare tensioni di approvvigionamento invece di subirle.
Per approfondire il contesto dell’export e le tensioni che il settore sta affrontando, leggi: Export Ortofrutta a 13 Miliardi: il Made in Italy Vola, ma Dipende Troppo dall’Europa https://freshlogic.it/export-ortofrutta-italiana-13-miliardi-dipendenza-ue/
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Fonti
FreshLogic — Export Ortofrutta a 13 Miliardi: il Made in Italy Vola, ma Dipende Troppo dall’Europa
FreshLogic — Contratti di Filiera: il Modello che Dà Tracciabilità, Certezze e Prezzo ai Produttori
FreshLogic — Macfrut 2026 e Tuttofood 2026: Filiera Ortofrutticola, le Tendenze
Rivista di Frutticoltura — Ortofrutta: export record, ma senza manodopera il sistema si ferma: https://rivistafrutticoltura.edagricole.it/featured/ortofrutta-lexport-vola-a-67-miliardi-ma-senza-manodopera-il-sistema-si-ferma/
FreshPlaza — Allarme nei campi: senza manodopera l’ortofrutta si ferma, ma restano aperte le prospettive dell’automazione: https://www.freshplaza.it/article/9829920/allarme-nei-campi-senza-manodopera-l-ortofrutta-si-ferma-ma-restano-aperte-le-prospettive-dell-automazione/
Italiafruit News — Fruitimprese lancia l’allarme: senza manodopera a rischio il futuro della frutticoltura italiana: https://www.italiafruit.net/fruitimprese-lancia-lallarme-senza-manodopera-a-rischio-il-futuro-della-frutticoltura-italiana
FAQ
Secondo Fruitimprese, il buco è di almeno 100mila persone — tra personale stagionale per la raccolta e maestranze specializzate per la lavorazione e il magazzino. L’accordo pilota con l’Uzbekistan per 50 lavoratori, pur positivo come segnale diplomatico, copre una frazione minima del fabbisogno dichiarato.
Le ragioni sono multiple: condizioni di lavoro fisicamente impegnative, orari irregolari, retribuzioni percepite come non adeguate rispetto ad altri settori, e un sistema di disoccupazione agricola che secondo alcuni operatori disincentiva la continuità lavorativa. I programmi di formazione e avvicinamento esistono ma producono risultati insufficienti rispetto ai volumi richiesti.
In modo indiretto ma significativo. Quando la raccolta viene concentrata o ritardata per mancanza di personale, i volumi arrivano sul mercato in modo irregolare — picchi di offerta che fanno scendere i prezzi, seguiti da carenze che li fanno risalire. Nel medio periodo, la rinuncia agli investimenti in nuovi frutteti riduce la disponibilità strutturale, con effetti sui prezzi negli anni successivi.
Non nel breve periodo. Le soluzioni robotiche esistenti — per raccolta, selezione, carico/scarico — richiedono investimenti significativi e tempi di adozione lunghi. Esistono poi fasi della raccolta e della lavorazione in cui la tecnologia non riesce ancora a sostituire l’intervento umano con la stessa efficienza. L’automazione è una risposta strutturale di medio-lungo periodo, non una soluzione immediata all’emergenza attuale.
#DalBancaleAlDato

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