Lo standard volontario VSME dell’EFRAG è ormai raccomandato dalla Commissione Europea per le PMI. Ha due moduli, Basic e Comprehensive, non tre. Questa guida spiega cosa contiene ciascun modulo, come si collega alle richieste Scope 3 dei buyer GDO, e da dove partire senza sommergersi di burocrazia.

Il caldo di banchina delle sette di mattina ha un odore particolare quando il camion del buyer arriva con la lista della spesa ESG oltre a quella dei bancali. L’ultima volta che è successo, il documento chiedeva “dati di sostenibilità secondo lo standard riconosciuto dalla Commissione”. Nessuno, in quel momento, sapeva se stavamo parlando di CSRD, di ESRS o di qualcosa d’altro. Era il VSME. E la buona notizia è che, per una PMI come la nostra, è lo standard più leggero che esista.


Cos’è il VSME, spiegato senza sigle inutili

Il VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs) è uno standard volontario messo a punto dall’EFRAG — l’organismo tecnico che consiglia la Commissione Europea su queste materie — pensato apposta per le PMI non quotate come la maggior parte delle aziende ortofrutticole italiane.

La parola chiave è “volontario”. Non è un obbligo di legge come il CSRD, che riguarda le grandi aziende. È uno strumento che ti permette di rispondere in modo standardizzato quando banche, GDO o grandi clienti ti chiedono dati di sostenibilità — invece di riempire ogni volta un questionario diverso, inventato da chi te lo manda.

L’EFRAG ha consegnato la versione definitiva alla Commissione il 17 dicembre 2024 🟢, e la Commissione l’ha adottata ufficialmente come Raccomandazione il 30 luglio 2025 🟢 (Recommendation 2025/1710). Da quel momento è, di fatto, lo standard di riferimento a livello europeo per chi non è obbligato al CSRD.

Attenzione a una cosa importante: lo standard ha solo due moduli — Basic e Comprehensive 🟢. Se un audit o un consulente ti parla di un “terzo modulo” con nomi come “Narrative-PAT” o “Business Partners” come sezioni separate, è una ricostruzione sbagliata: quei termini esistono, ma indicano altro (te lo spiego qui sotto), non moduli a sé.


I due cassetti: Basic e Comprehensive

Pensa al VSME come a un armadio con due cassetti, non tre.

Il primo cassetto è il Basic Module, e contiene 11 disclosure (da B1 a B11) 🟢. È il minimo che ti viene chiesto se sei una microimpresa, ed è il punto di partenza obbligatorio anche se poi vuoi aprire il secondo cassetto. Dentro ci trovi le informazioni generali (chi sei, che codice NACE hai, quanto fatturi), le metriche ambientali (energia, emissioni, inquinamento, biodiversità, acqua, rifiuti), le metriche sociali (personale, salute e sicurezza, retribuzioni) e un’unica metrica di governance (condanne e sanzioni per corruzione).

Il secondo cassetto è il Comprehensive Module, e contiene 9 disclosure aggiuntive (da C1 a C9) 🟢. Puoi aprirlo solo se hai già completato il primo — è un prerequisito, non un’opzione parallela. Qui dentro trovi la strategia aziendale, gli obiettivi di riduzione delle emissioni (incluso lo Scope 3, quello della logistica e dei trasporti), i rischi climatici, la diversità di genere negli organi di governo e i ricavi da settori sensibili.

Basic ModuleComprehensive Module
Disclosure11 (B1–B11)9 (C1–C9)
A chi serveMicroimprese, minimo comune per tuttiPMI con richieste bancarie/GDO più complesse
PrerequisitoNessunoBasic Module completato
Materialità richiestaNoNo (principio “se applicabile”)
Esempio di contenutoEnergia, acqua, personale, corruzioneStrategia, GHG Scope 1-2-3, rischi climatici

E il “PAT”? Non è un modulo, è dentro il Basic

Se hai già sentito parlare di “PAT” (Policies, Actions and Targets — politiche, azioni, obiettivi) in relazione al VSME, sappi che non è un modulo indipendente. È il contenuto della disclosure B2, quella in cui racconti le tue politiche di sostenibilità esistenti e i tuoi obiettivi futuri 🟢. È una sezione qualitativa dentro il primo cassetto, non un terzo cassetto separato.

Vale la stessa cosa per “Business Partners”: non è il nome di un modulo, ma il modo in cui l’EFRAG descrive chi userà i dati del Comprehensive Module — banche, investitori, grandi clienti della filiera. È il destinatario, non un’etichetta di struttura.


Le formule, spiegate come le spiegherei in banchina

Qui non servono equazioni da laboratorio. Servono due contatori, uno per capire quanto sei “in regola” come filiera, uno per capire quanto pesa il trasporto sulle tue emissioni.

Il primo contatore — il Tasso di Sostenibilità della Filiera:

$$T_{ESG} = \frac{\sum_{i=1}^{M} S_i}{M_{totale}}$$

Immagina di avere in banchina una lavagna con il nome di ogni tuo fornitore, e per ognuno un voto da 0 a 1 su quanto ha compilato bene il suo Basic Module ($S_i$ 🟠). $M_{totale}$ è quanti fornitori hai in tutto. Somma tutti i voti e dividi per il numero di fornitori: ottieni la media della classe. Se la tua OP ha 40 conferitori e solo 15 hanno un Basic Module in ordine, la media si abbassa — ed è quel numero che, prima o poi, un buyer GDO ti chiederà di mostrare. 🟠 Nota: i punteggi sono un modello illustrativo per capire la formula, non dati reali.

Il secondo contatore — la quota di emissioni Scope 3 da trasporto:

$$E_{Scope3} = \sum (D_j \times Q_j \times EF_j)$$

Qui è ancora più semplice: per ogni viaggio $j$ che fa un tuo camion o corriere, prendi i chilometri percorsi ($D_j$), moltiplichi per le tonnellate di merce trasportate ($Q_j$), e moltiplichi ancora per un fattore di emissione specifico del mezzo ($EF_j$ — quanta CO2 equivalente produce quel camion per ogni tonnellata-chilometro). Poi somma tutti i viaggi dell’anno. È esattamente come calcolare il costo del carburante di tutta la flotta, solo che al posto degli euro metti i chilogrammi di CO2. Questo numero finisce dritto nella disclosure C3 del Comprehensive Module. 🟠 Anche qui, i simboli sono un modello didattico: i valori reali li tira fuori solo il tuo registro di carico.


Da dove iniziare, in ordine

Scegli il cassetto giusto prima di aprire l’armadio. Se sei una microimpresa o il tuo unico interlocutore è un cliente che chiede il minimo, il Basic Module basta. Se hai una banca con richieste Pillar 3 o un buyer GDO che chiede lo Scope 3, dovrai completare anche il Comprehensive — ma solo dopo aver chiuso il Basic.

Parti dalla disclosure B1, non dalla più difficile. B1 è semplicemente la carta d’identità della tua azienda: forma legale, codice NACE, fatturato, numero di dipendenti, sede. È il mattone su cui si appoggia tutto il resto, e richiede zero dati tecnici.

Racconta le tue politiche in B2 prima di inventarne di nuove. Se hai già pratiche di sostenibilità in atto — anche informali, anche non certificate — B2 (il “PAT”) è il posto dove le formalizzi per scritto. Non serve creare qualcosa da zero: serve scrivere quello che già fai.

Metti i consumi idrici ed energetici (B3, B6) su un registro digitale, non su un foglio volante. Un’app di raccolta dati configurata su misura, anche semplice, ti fa risparmire ore quando arriva il momento di compilare — e ti evita di ricostruire un anno di consumi a memoria.

Apri il Comprehensive solo se te lo chiedono davvero. Non ha senso compilare C1-C9 “per sicurezza” se il tuo buyer si accontenta del Basic. Risparmia lo sforzo per quando la richiesta è concreta.


Lo strumento che chiude il cerchio

Tutte queste disclosure — B1 fino a B11, e C1 fino a C9 se ti serve il secondo cassetto — restano un esercizio teorico se i dati che le alimentano vivono sparsi tra email, foglietti e memoria del capo magazzino. Un sistema digitale che raccoglie consumi, dati del personale e volumi logistici in tempo reale, configurato sulle tue disclosure specifiche, è quello che trasforma il VSME da “compito da fare a dicembre” a “numero che hai già pronto quando il buyer lo chiede”.

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Fonti

EFRAG — Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs (VSME), Concluded Project: https://www.efrag.org/en/projects/voluntary-reporting-standard-for-smes-vsme/concluded

Commissione Europea — Questions and answers: Recommendation on a voluntary sustainability reporting standard for SMEs: https://finance.ec.europa.eu/publications/questions-and-answers-recommendation-voluntary-sustainability-reporting-standard-small-and-medium_en

FreshLogic — CSRD e Scope 3: la leva competitiva per i fornitori ortofrutta nel 2026

FreshLogic — La scheda fornitore ESG per il magazzino ortofrutticolo

FreshLogic — Perché l’asset ESG del fornitore conta per il buyer GDO


FAQ
Il VSME è obbligatorio per le PMI ortofrutticole?

No, è uno standard volontario. Non è imposto dalla legge come il CSRD, che riguarda solo le grandi aziende. Diventa “necessario” nella pratica solo quando un buyer, una banca o un grande cliente te lo chiede esplicitamente per continuare a lavorare insieme.

Devo compilare sempre entrambi i moduli, Basic e Comprehensive?

No. Il Basic Module è il minimo comune e il prerequisito per tutto il resto, ma il Comprehensive va aperto solo se hai partner commerciali o finanziari che richiedono dati più approfonditi (per esempio le emissioni Scope 3 o i rischi climatici). Molte PMI restano tranquillamente sul solo Basic.

Cosa cambia tra “PAT” e “modulo Comprehensive”?

Sono due cose diverse. PAT è il contenuto della disclosure B2, dentro il Basic Module: è dove racconti le tue politiche di sostenibilità. Il Comprehensive è un modulo intero e separato, con 9 disclosure aggiuntive, che si apre solo dopo aver completato il Basic. Non c’è alcun “modulo PAT” a parte.

Il VSME richiede un’analisi di doppia materialità come il CSRD?

No. Il VSME non richiede alcuna analisi di materialità, doppia o semplice. Usa invece il principio “se applicabile”: se una disclosure non riguarda la tua attività, la ometti senza doverlo giustificare in modo formale.

Da dove parte concretamente un magazzino ortofrutticolo che non ha mai fatto rendicontazione ESG?

Dalla disclosure B1, che è semplicemente l’anagrafica dell’azienda, e dalla B2, dove si formalizzano le pratiche di sostenibilità già esistenti anche se informali. Da lì si passa alle metriche ambientali (energia e acqua, B3 e B6) che per un magazzino sono spesso le più immediate da raccogliere con un registro digitale.


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