Un registro di irrigazione scritto a mano su un quaderno appeso alla pompa non basta più per GlobalGAP IFA v6. Serve una valutazione documentata del rischio idrico, aggiornata ogni anno, un’analisi dell’acqua che tocca il prodotto almeno una volta a stagione, e i permessi di prelievo sempre pronti da esibire. Chi non li ha in ordine rischia la revoca della certificazione, non solo un’osservazione.

Cosa chiede davvero l’ispettore, oggi

Un ispettore di certificazione arriva in azienda e chiede il registro dei prelievi idrici dell’anno. Trova un quaderno con qualche data scritta a matita, incompleto, senza indicazione dei metri cubi né dei permessi di attingimento allegati. Con GlobalGAP IFA v6, obbligatorio dal 1° gennaio 2024, questo non è più sufficiente — ed è un requisito bloccante, non un dettaglio da sistemare dopo.

Lo standard chiede tre cose concrete sull’acqua: una valutazione del rischio documentata, un’analisi periodica della qualità, e la prova che il prelievo sia legale. Ognuna di queste tre cose, se manca o è incompleta, può fermare l’audit.

La valutazione del rischio, non solo il consumo

Il primo requisito è una valutazione scritta del rischio legato all’acqua usata in produzione e nel post-raccolta. Non basta sapere quanta acqua si usa — serve documentare da dove viene, come arriva alla coltura, e quali rischi fisici, chimici o microbiologici potrebbe comportare. Questa valutazione va rivista ogni anno, e ogni volta che cambia qualcosa nell’operatività — un nuovo pozzo, un nuovo sistema di irrigazione, una modifica agli impianti.

L’analisi dell’acqua, quando conta di più

Se l’acqua entra in contatto con la parte edibile della coltura durante il post-raccolta — lavaggio, raffreddamento, trasporto — deve essere analizzata almeno una volta per stagione o ciclo di certificazione, anche se si usa acqua di rete comunale. Non è una raccomandazione facoltativa: è un requisito bloccante. Il campione va prelevato il più vicino possibile al punto in cui l’acqua tocca davvero il prodotto, non a monte dell’impianto dove le condizioni potrebbero essere diverse.

I permessi, sempre pronti da esibire

Il terzo pilastro è la prova che l’acqua usata sia prelevata legalmente. Servono i permessi validi per l’estrazione dal pozzo o dalla fonte, per l’infrastruttura di stoccaggio, per l’uso in campo — irrigazione, lavaggio del prodotto, flottazione — e, dove previsto, per lo scarico. Questi documenti devono essere disponibili all’audit, con date ancora valide. Se un permesso non c’è, l’unica via d’uscita accettata è dimostrare di averlo già richiesto, con la pratica in corso e nessun divieto ufficiale nel frattempo.

La metrica che conviene tenere comunque, anche se non obbligatoria

Lo standard raccomanda — non impone in modo bloccante, ma consiglia fortemente — di registrare il consumo mensile totale in metri cubi per sito. È classificata come raccomandazione, non come requisito assoluto, ma è comunque la base di qualsiasi discorso serio di efficienza idrica: senza quel dato, è impossibile dimostrare quanto si sta migliorando di anno in anno, o giustificare investimenti in ottimizzazione dell’irrigazione davanti a un buyer che chiede conto della sostenibilità della filiera.

Come impostare il registro in pratica

Il problema del registro cartaceo non è solo la fatica di compilarlo — è che diventa inaffidabile proprio quando serve di più, all’audit annuale, quando bisogna ricostruire mesi di dati da fogli sparsi o dalla memoria.

Un sistema digitale può risolvere questo alla radice. Ogni prelievo — dalla pompa, dal pozzo, dalla rete — viene registrato sul momento, con data, quantità e fonte, invece di essere trascritto a fine giornata o a fine settimana. Il sistema può calcolare in automatico il totale mensile per sito, tenendo sempre pronto il dato che lo standard raccomanda. Può anche collegare ogni fonte d’acqua al proprio permesso di attingimento, segnalando in anticipo se una scadenza si avvicina — molto meglio scoprirlo con settimane di margine che il giorno dell’audit.

Perché conviene farlo bene, non solo per l’audit

Il vantaggio non è solo superare il controllo di certificazione. Un’azienda che sa esattamente quanta acqua consuma, sito per sito, mese per mese, ha in mano un dato che serve anche per negoziare con i buyer della GDO più esigenti sulla sostenibilità — soprattutto quelli tedeschi e nordeuropei, che chiedono sempre più spesso prove concrete di gestione idrica responsabile, non solo dichiarazioni generiche.


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Fonti

GLOBALG.A.P. — Integrated Farm Assurance v6, Panoramica dello standard

GLOBALG.A.P. — IFA Smart Principles and Criteria for Fruit and Vegetables v6.0 (PDF)

FreshLogic — Se un socio sbaglia e nessuno se ne accorge, il certificato salta per tutti

FreshLogic — Controllo qualità e accettazione ortofrutta con AppSheet

FAQ
Ogni quanto va aggiornata la valutazione del rischio idrico per GlobalGAP IFA v6?

Almeno una volta all’anno, e ogni volta che cambia qualcosa nell’operatività — un nuovo pozzo, un nuovo impianto di irrigazione o qualsiasi modifica che alteri il rischio precedentemente valutato.

L’acqua di rete comunale è esente dall’obbligo di analisi?

No. Anche se si usa acqua municipale, è comunque richiesta almeno un’analisi per stagione o ciclo di certificazione se quell’acqua entra in contatto con il prodotto nel post-raccolta.

Cosa succede se manca un permesso di attingimento all’audit?

Se il permesso non è disponibile, l’unica eccezione accettata è dimostrare di averlo già richiesto, con la pratica in corso e nessun divieto ufficiale in vigore nel frattempo. In assenza di questa prova, il requisito non è soddisfatto.

La registrazione del consumo mensile in m³/sito è obbligatoria?

È classificata come raccomandazione, non come requisito bloccante. Ma resta la base indispensabile per dimostrare miglioramenti di efficienza idrica nel tempo o rispondere alle richieste di sostenibilità dei buyer.

Perché un registro digitale è più affidabile di uno cartaceo per questo standard?

Perché registra il dato al momento del prelievo, invece di richiedere una ricostruzione a fine periodo. Questo evita la situazione più comune e più rischiosa: scoprire dati mancanti o incompleti proprio il giorno dell’audit.


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